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lunedì 28 novembre 2011

Grazie alla rivolta sociale l’Islanda triplicherà la crescita nel 2012.


E’ riuscito a mettere fine a un governo. Ha condotto i responsabili della crisi finanziaria al carcere. Ha iniziato a redigere una nuova Costituzione fatta da loro e per loro. Grazie alla mobilitazione sarà il paese più prospero di un Occidente sottomesso a una grave crisi debitoria.  Si tratta del popolo islandese, la cui rivolta nel 2008 fu posta sotto silenzio nel resto d’Europa per timore che altri ne seguissero l’esempio. In ogni caso ci riuscirono. Grazie alle forze di un’intera nazione quella che era iniziata come il risultato di una crisi si è poi tramutata in un’opportunità osservata con interesse dai movimenti “altro mondisti” che l’hanno eletta a modello pratico da seguire.

“In Positivo” considera che la storia dell’Islanda sia una delle migliori notizie per i tempi che corrono, soprattutto dopo aver appreso che, secondo le previsioni della Commissione Europea, questo paese del nord Atlantico chiuderà il 2011 con una crescita del 2,1% e che nel 2012 questa crescita sarà dell’1,5%, una cifra che supera di tre volte quella dei paesi dell’eurozona. La tendenza positiva dovrebbe continuare anche nel 2013, per il cui periodo si prevede che la crescita raggiunga il 2,7%.
Tuttavia secondo gli analisti l’economia islandese continua a mostrare segni di squilibrio e l’incertezza è ancora presente nei mercati. In ogni caso il debito pubblico ha iniziato a diminuire in modo incisivo e si iniziano a produrre nuovi posti di lavoro.

Questo piccolo paese della periferia artica ha rifiutato il salvataggio delle banche, anzi le ha lasciate crollare (N.d.T sono state nazionalizzate) e ha sottoposto a giudizio chi aveva provocato certi eccessi e abusi finanziari.

La rivoluzione islandese non ha prodotto vittime al di fuori di politici e finanzieri; non una goccia di sangue è stata versata.  Non ha avuto lo stesso richiamo della Primavera Araba e non ha neppure lasciato traccia di sé tra i media, che hanno invece preferito ignorarla, eppure ha raggiunto il suo scopo in nodo limpido ed esemplare.

Oggi come oggi il suo cammino può essere l’esempio per gli Indignados spagnoli, per i movimenti di Occupy Wall Street e per quelli che in tutto il mondo esigono giustizia sociale e giustizia economica.


Nel video che segue uno dei promotori della rivoluzione islandese invia un messaggio di sostegno agli Indignados spagnoli.
http://youtu.be/0FR4Mj0WdY4


Fonte articolo originale http://enpositivo.com/2011/11/la-revolucion-islandesa-consigue-triplicar-el-crecimiento-del-pais/
Traduzione a cura di Simona Fiscale

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